malandrinaggio | matia chincarini 2008 | video 01'22" | tecnica mista su pvc 16 x16 cm. cad.  

malandrinaggio
La cavallina che si giocava da bambini è diversa da quella dei grandi. In entrambi i casi il peso di uno o piu' corpi diverte ma puo'anche schiacciare. Immagini girate in brasile dove la materia ti invade. L'umanità, i suoi ruoli. La materia della sabbia illude il calore ma rivela la freddezza del metallo. La trasparenza del colore a vetro lascia pensare al giuoco ma le note dilatate della vie en rose rivelano il dramma. Io sono collegato all' universo attraverso le mie stelline muovo sopra di me i corpi vuoti e dannati come marionette. Dei non esseri cercano equilibrio su altri esseri in mezzo tra il cielo e la terra.

esplora giocando
Del suo lavoro ci ha affascinato l’uso eccentrico e sperimentale dei materiali e della gestualità creativa. I concetti insiti nell’opera “Malandrinaggio” sono immersi nelle varie tecniche espressive adoperate, come una sorta di catarsi dalla quale emergono di volta in volta impressioni sfaccettate delle idee di gioco, di peso e della sottomissione esistenziale.
Dal video alla pittura, dalla vernice alla stampa, dalla carta all’acciaio, dalla sabbia agli acquerelli, dal disegno al collage, Matia esplora giocando, alla ricerca di un’empatia tra il materiale, l’azione creativa e l’idea; Malandrinaggio è un’opera veramente tridimensionale, creatrice di sintesi emozionali. Essa esprime malinconia, rimanda a reminiscenze passate ma di un passato onirico; al suo interno è ravvisabile un tempo non misurabile, uno stato di coscienza, un’extensio animi, scandita dall’illimitato loop che riavvolge il video.

I disegni appena accennati e scarabocchiati, la sabbia appiccicata, le musiche viscerali, la stessa schizzofrenia dei materiali e delle tecniche offrono visioni di luoghi sospesi tra desiderio giocoso e depravazione. C’è una spiaggia freddissima su sfondo metallico, c’è un mare che non rappacifica gli animi ma che ci turba, c’è un accostamento di colori ludico e fuori luogo. Il tutto da l’idea di un gioco perverso, indecifrabile che è meglio non tentare di nominare.
L’arte di Matia è consapevolmente contrastante e complessa, così come ciò che intende trasmettere e la scelta dei mezzi usati per esprimerlo. Ma questa matura complessità, alla fine, diventa il modo migliore per spiegarci quella sensazione surreale, tra sogno e realtà, nella quale i desideri infantili e giocosi si vengono a scontrare con la crudeltà della realtà e la maturità. Il bisogno degli adulti di giocare nella realtà è destinato al fraintendimento e alla riprovazione. Matia lo va a ricercare in altre dimensioni, attraverso le sue stelline, che gli permettono di trasmutarsi da un luogo ideale ad una altro, da una tecnica all’altra. A contatto con la realtà il risultato che ci offre è disillusorio e zeffirelliano, una manciata di malinconia per ciò che è andato perduto e non si può più recuperare nella sua purezza, se non in sogno o nello stordimento di una capriola.